MEADE CCD DSI PRO III

M20 somma di 13 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop, con R-G-B presi in prestito dalla rete

Prova a cura di Luca D’Avino per AstroCampania.

La DSI (acronimo che sta per DEEP SKY IMAGER) è una camera CCD da discrete potenzialità con un costo relativamente basso raffrontato con le equivalenti camere di altri produttori.
La DSI in prova è il modello III PRO in bianco e nero con slitta porta filtri (31.8), fornitaci dal distributore ufficiale italiano, FOCAS S.r.l.

Caratteristiche tecniche dal sito www.focas.it, sensore Sony ICX285AL (foto 1), sensore di dimensioni 2/3” ExView HADTM (10.2mm (w) x 8.3mm (h)) con conversione 16 bit. La risoluzione risulta di 1.4 megapixel e le immagini saranno da 1360 x 1024 pixels in binning 1×1. I pixel sono da 6.45 micron di lato. L’esposizione può andare da 1/10.000 di secondo fino ad 1 ora.

Foto 1

Foto 1

Il collegamento al computer avviene tramite cavo USB (Universal Serial Bus) 2.0 ad alta velocità, tramite lo stesso cavo la DSI III è alimentata quindi non sono necessari altri seccanti cavi di collegamento. La DSI III PRO è operativa collegando un solo cavo, una volta installato il software in dotazione che vedremo poco più avanti.
Il contenuto della confezione della DSI III PRO è il seguente: CD con software (solo in inglese), manuale (solo in inglese), DSI III PRO, slitta per 4 filtri da 31.8 (non forniti), nasello da 31.8, anello da 31.8 per oculare (per renderlo parafocale abbinato ad un flip-mirror o una guida fuori asse), cavo USB, cavo RJ11 e adattatore RJ <–> RS232 (porta COM) per collegare l’Autorstar al computer e/o per effettuare l’autoguida (foto 2).

La DSI è risultata essere molto leggera, maneggevole e compatta.

Foto 2

Foto 2

Il software Autorstar Suite v3.0 che contiene EnvisageTM Software Camera Control e Image Processing Software è abbastanza semplice da installare, l’unica cosa richiesta è il Microsoft .NET Framework v.2 installato sul computer, ma niente paura è fornito con il CD in dotazione. L’unica personalizzazione possibile durante l’installazione è quella di installare il catalogo GSC (richiede 500mb circa di spazio libero) in una destinazione a piacere dell’Hard Disk.
Il planetario “Autostar” risulta spartano e poco gradevole alla vista, il Camera Control e Image Processing (eseguibili con l’icona “Envisage”) sono immediati e di semplice utilizzo. Appena si esegue il Camera Control si apre una finestra in Live View della DSI III con esposizione da 0.0010 di secondo. Per effettuare esposizioni a lunga posa basta semplicemente mettere il segno di spunta nell’apposito spazio e si attiva un menù a tendina nel quale inserire l’esposizione in secondi. L’Image Processing automaticamente somma le immagini riprese, c’è anche la possibilità di far salvare i singoli file RAW dopo averlo impostato nell’apposito menù di personalizzazione salvataggio.

Foto 3

Foto 3

La modalità di somma (Drizzle) è quella sviluppata dalla NASA per elaborare le immagini dell’Hubble in modo da avere una maggiore risoluzione in output.

Come prima prova è stato effettuato un Dark-Frame da 60 secondi a temperatura 20° C, il risultato (foto 3) è nella norma.

La prova della DSI da cielo urbano ha dato dei risultati più che soddisfacenti, in meno di 1 minuto sono riuscito a fare una messa a fuoco più che soddisfacente su Spica e stelline di campo per affinare, il telescopio utilizzato per la prova è un Wiliam Optics FLT 110 f/7.

La camera risulta avere, come da info sul web, poco rumore, ma davvero pochissimo rumore.

La foto 4a che ritrae la galassia Black Eye (M64) è il risultato di 26 pose da 60 secondi con temperatura del sensore 29° C con flat e dark rimossi, la foto è stata effettuata con un cielo non del tutto buio, in parte illuminato dalla luna e in parte ancora illuminato dal tramonto, la somma dei frames è stata effettuata con MaximDL e l’elaborazione per renderla gradevole con PhotoShop CS. La foto 4b è invece il risultato di una tricromia artificiale, in quanto il canale Rosso e Blu sono stati presi in prestito dalle tavole del Digitized Sky Survey della ESO, il canale Verde invece è il risultato della media dei canali R e B.

Foto 4a

Foto 4a: Somma di 26 pose da 60”

Foto 4b

Foto 4b: Con R-G-B dal Digitized Sky Survey della ESO

Le immagini sono state riprese da Somma Vesuviana, cittadina in provincia di Napoli con un inquinamento luminoso medio, con il telescopio stazionato ad occhio, nel senso che non vedo la Stella Polare, l’autoguida è stata effettuata tramite web-cam non modificata Philips ToUcam Pro II su Vixen FS70L f/8.
Per M64, vista la poca dimestichezza con il software di acquisizione, sono stati salvati file in formato JPG, quindi ho lavorato su subframes a 8 bit. Successivamente ho sommato e lavorato a 16 bit.

Invece la foto 5 che ritrae M11 Ammasso Aperto nello Scudo è stata salvata in formato FIT a 16 bit aumentando il rapporto Segnale Rumore (S/N). Anche questa foto è da 60” di esposizione.

Foto 5: M11 Ammasso Aperto nello Scudo posa singola da 60” con sottrazione del dark frame.

Foto 5: M11 Ammasso Aperto nello Scudo posa singola da 60” con sottrazione del dark frame.

Foto 6: M11

Foto 6: M11

La foto 6 è un ingrandimento del centro dell’Ammasso M11, è stato aumentato a dismisura lo stretch per cercare di tirare fuori quel poco di rumore che produce la DSI.

La temperatura del sensore durante questa ripresa era di 28° C.

 

La camera è stata provata più approfonditamente durante le due Trasferte Osservative Mensili di Astrocampania il 26/06/2008 e il 5/07/2008, con riprese decisamente più soddisfacenti.

Durante la prima Trasferta la camera l’ho testata su M27, M16 e M27. Sempre con il William Optics FLT110 f/7, su EQ6 autoguidata con WebCam Philips ToUcam Pro II su Vixen FL70S e software Guidemaster. I risultati sono i seguenti:

M16 somma di sole 11 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop

M16 somma di sole 11 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop

M27 somma di sole 11 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop

Durante la Trasferta successiva la camera è stata testata più per tirare fuori il rumore che per le riprese vere e proprio, in questo mi ha dato una mano Francesco Navarra che si è prestato a delle riprese di Dark Frame da 20 minuti.

Le conclusioni generali sono che la DSI PRO III ha un ridottissimo rumore nonostante non sia raffreddata.

M20 somma di 13 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop

M20 somma di 13 pose da 2 minuti solo con sottrazione del Dark Frame, elaborazioni MaxIm DL e PhotoShop, con R-G-B presi in prestito dalla rete

L’unica cosa che mi lascia perplesso è il carrello porta filtri, a mi parere poco isolato. Secondo me filtra della luce, cosa che ho notato lievemente in fase di acquisizione di alcuni dark frame “in-door” con tappo applicato al nasello da 31.8”.

Per il resto reputo il rapporto qualità-prezzo nettamente a favore della camera, le antagoniste sul mercato ufficiale italiano non costano meno di 1.500 euro. Una camera CCD dal costo inferiore ai 1.000 euro con un sensore da 1.4 mega pixel era un sogno se trasliamo tutto a soli tre anni fa.

Ringraziamo la Focas per aver messo a disposizione la Meade DSI Pro III.

Luca D’Avino
e-mail: l.davino@astrocampania.it




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